“Jingge Dong_ pittura, luce, tenebra e caos - Intervista”

Jingge Dong, classe 1989, da Pechino a vincitore nella categoria pittura alla Biennale D’Arte Emergente- MArte live ’17 di Roma.
Jingge Dong non conosce perfettamente l’ italiano, è innamorato del nostro Bel Paese, appassionato di calcio, ma quando ha in mano il pennello e di fronte una tela si catapulta in un turbinio di emozioni e suggestioni che catturano tutta la sua attenzione. Con una facilità apparente illumina la sua notte, scava il tunnel nel regno delle tenebre ed ordina il caos.

Conosciamolo meglio.

Ciao Jingge, qual è stato il tuo percorso e cosa ti ha portato a partecipare a Marte Live?
L’obiettivo del mio percorso artistico è quello di cercare una direzione che può dimostrare il mio parere del mondo, può rappresentare qual è la mia veduta e l’opinione sulla vita, il mondo e perché no il suo valore. Uso un linguaggio che non fa capire immediatamente cosa ho dipinto, spesso succede qualcosa che è molto difficile da comprendere nell’immediato: il mio è il cosiddetto linguaggio indiretto. Spesso però, tra le cose astratte, inserisco una persona o un oggetto più o meno figurativo per fare riconoscere cosa voglio dipingere o inserisco una scena un’atmosfera che voglio rappresentare.

La mia ricerca si fonda su elementi come punti, linee e superfici, ma in quest’ultimo anno, il mio percorso artistico è stato influenzato in modo particolare da altri due elementi: la notte, con le sue luci artificiali, e il caos. In tutto quest’anno, infatti, ho passato quasi ogni giorno nel laboratorio dell’Accademia e la sera, tornando a casa, osservavo i tantissimi puntini delle luci artificiali, provando una grande emozione e un forte sentimento estetico. Il panorama, generato da queste luci, appartiene solo alla notte ed è totalmente inorganico. Questo fenomeno io lo definisco “notte bianca”. Il mio lavoro è una continua ricerca della forza e del sentimento estetico che “la notte bianca” mi e ci trasmette.
La riflessione sul caos, invece, nasce da una coincidenza un pò curiosa. Un giorno, nel laboratorio dell’Accademia c’è stato un improvviso blackout, e in quel frangente ho visto una scena caotica: i materiali artistici nel buio, le persone, la struttura delle cose, le linee, i puntini della luce del cellulare e sprazzi di luce naturale: era una visione fantastica. Tutti gli oggetti, così insieme, andavano a costruire un’immagine molto potente che, pian piano, ho cercato di applicare a scene di vita quotidiana.

Frequento il corso della pittura dell’Accademia di Venezia da 2 anni, e mi sembra di aver accumulato una serie di lavoro di qualità e questo mi stimola a mettermi in gioco e mostrarmi al pubblico. Ho tanta voglia di sapere anche la loro opinione, sperando sia positiva. Per questo mi sono iscritto alla Biennale di Arte Emergente di Roma- Marte Live. Un concorso di livello per noi artisti.



Cosa ti ha portato a scegliere di approfondire il tuo percorso di studi in Italia, a Venezia?
Ho sempre avuto la passione per il calcio, e questo mi ha portato a conoscere città italiane come Firenze, Milano, Bologna, Parma e altre. Pian piano ho scoperto che l’Italia, inoltre, è anche una paese ricco dei cibi buonissimi tipo spaghetti, pizza e gelato e anche il caffè! E poi, ho scoperto essere una culla d’arte, ricca di opere d’arte famose. Tutti questi elementi mi hanno fatto maturare la scelta finale di venire a studiare in Italia.

Stando qui mi sono reso conto che anche la gente è molto entusiasta. Ho stretto amicizia con tanti compagni, docenti e ragazzi italiani e ad ora credo che l’Italia sia il paese migliore d’Europa!

Di Venezia sapevo solo che fosse una città costruita sull’acqua e che fosse ricca di storia e di opere artistiche e monumenti artistici. Queste caratteristiche mi hanno attratto e portato qui, ed ora che ci vivo da due anni posso ammettere che è davvero una città bellissima, e sono molto contento di viverci e studiarci. I miei dipinti sono molto influenzati dall’atmosfera artistica che da questo paesaggio. La Biennale d’Arte, il Teatro La Fenice, il Carnevale, la Galleria dell’Accademia e tante Chiese, molte delle quali rinascimentali.

Luci, tenebre e caos. C’è una poetica precisa che distingue le tue opere d’arte?
In realtà’ la luce e le tenebre sono una categoria in e di conflitto. Anche l’ordine e il caos. Recentemente si succedono spesso queste due categorie nella mia vita. Anche se il caos e le tenebre danno sempre un significato non troppo positivo, ho scoperto in loro qualcosa di bellissimo, e col mio lavoro vorrei continuare ad approfondirne la percezione. Nell’arte ci sono il bianco e il nero, il chiaro e lo scuro, ciò che è pesante e ciò che è leggero. Quello che vorrei dire e provare con la mia arte, è che la bellezza nasce spesso da una contrapposizione come quella che c’è tra ordine e disordine, tra ordine e caos appunto. E tra la luce e tenebre. Nella rappresentazione del paesaggio c’è proprio la ricerca di questi elementi e l’obiettivo di trovare la bellezza e la potenza di questo rapporto che si relaziona a vicenda.

C’è un artista o un movimento in particolare al quale ti ispiri?
Recentemente guardo spesso le opere tramite website e album di pittura di Jon Cattapan, Luc Tymans. Anche Daniel Richter. E mi ispiro dalle loro opere e ho tirato fuori alcuni elementi delle loro opere per fare le mie ricerche.

Arte figurativa o arte astratta: senti di dover prendere una posizione netta o di muoverti più liberamente tra questi due poli?
Non posso non dire che mentre facevo il triennio (in Cina si fa 4 anni invece di 3) a Shanghai, frequentavo il corso principalmente classico e figurativo. Quindi riesco a dipingere un quadro fotografico e figurativo. Invece ora sto camminando lungo una direzione totalmente diversa. Mi sento completamente libero e il regolamento dell’arte non mi vincola più. Potrei utilizzare i colori e figure che voglio basta che possano soddisfare l’esigenza della scena del dipinto invece di solamente imitare la natura o l’oggetto che ho visto. Vorrei, però, mantenermi aperto tra questi due poli. Secondo me sia l’arte figurativa sia quella astratta sono solo un modo, una maniera, per dimostrare il mondo intimo o la concezione personale.

Dipende da quale tema o quale percezione si ha. Chi lo sa nella prossima serie dei miei lavori che strada percorrerò? Magari uso un linguaggio figurativo?
Ti ho visto all’opera, la prima impressione è stata vederti immergerti in toto nella tela, come nasce l’idea da realizzare, da un percorso o un’intuizione autonoma?
Grazie, prima di tutto, per aver posto la tua attenzione su di me, ne sono riconoscente. Allora si l’idea è nata da un percorso e infatti ho portato con me un quaderno artistico in cui ci sono i miei studi da ingrandire. Durante la giornata nell’accademia spesso faccio bozze dei miei studi per ricordare le mie idee e per fare tante prove ed esperimenti. Così ho accumulato dei progetti e potrei ingrandirli costantemente per mantenere un ritmo della creazione artistica. Questa per me è una buona abitudine.

The WalkMan ha come obiettivo quello di scovare e mettere in luce giovani talenti ed artisti che credono nelle proprie idee. Cosa consigli a chi, come te, ha deciso di investire la propria vita nella creatività?
Adesso sono ancora uno studente. E vivo nell’ambiente artistico dell’Accademia. Mi sento soprattutto di dover ringraziare l’atelier di Pittura dell’accademia di Belle Arti di Venezia, il Prof. Carlo di Raco e Martino Scavezzon, (ci sono anche tanti professori che mi hanno insegnato tanto e non riesco a dire il nome di ognuno, quindi grazie a tutti!), che mi hanno indicato una direzione artistica giusta, che a me piace tanto. Ho imparato molto anche dai miei compagni, con loro ho capito che, per migliorare, dobbiamo essere più diligenti e più concentrati. Inoltre, mai dipingere nella stanza per sé e chiudere la porta per impedire gli altri vedere il processo del proprio lavoro. Mai chiudere la bocca e fare il proprio lavoro di nascosto. Oggigiorno ci sono troppe informazioni d’arte sia tecniche sia teoriche da non riuscire ad ottenerle tutte e quello che non sappiamo magari è quello che sanno gli altri. Quindi, con una giusta direzione e un atteggiamento sincero, sempre ricordando di comunicare con gli altri, credo che si possa avere successo.

Roberta Berardi

28/3/2018

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