FIERE: SE ARTVERONA NON SMETTE DI STUPIRE

Chi frequenta assiduamente le fiere italiane, lo sa bene: il rischio di annoiarsi e di vedere sempre le stesse cose è più di una semplice probabilità. Si smarca da questo clichè ArtVerona (12-15 ottobre), che anche quest’anno si distingue per la qualità – frutto di una selezione accorta fatta non solo con occhio mercantile -, la freschezza e la varietà della proposta artistica. Oltre che per il rigore allestitivo che la rendono particolarmente piacevole da visitare, senza mai cader preda di quel torpore da centro commerciale che spesso causano i padiglioni fieristici.
La kermesse scaligera, che quest’anno compie 14 anni, continua così a crescere, confermandosi uno degli appuntamenti più interessanti nel panorama artistico italiano. In grado di intercettare sia i principali trend del mercato degli artisti storicizzati che le realtà più di ricerca, dando pari dignità ad entrambe le sue anime. A differenza di quanto, troppo spesso, si vede in altri appuntamenti. Come la tendenza a ghettizzare il contemporaneo vero che da sempre caratterizza Arte Fiera o l’isolamento in cui si ritrovano le gallerie di ricerca emergenti ospitate da Miart in un corridoietto assolutamente fuori dalle rotte dei visitatori.
La bolognese L’Ariete Arte Contemporanea propone alcuni dei suoi giovani migliori, come lo scultore Paolo Migliazza, messo in dialogo, tra gli altri, con le opere di Nicola Samorì e Jingge Dong. Mentre, subito accanto, le Officine dell’Immagine propongono alcuni lavori della tunisina Farah Kelil, la cui ricerca si muove in delicato equilibrio tra scrittura, lettura e immaginazione, creando una nuova e autentica immagine della realtà.

Nicola Maggi

13/10/2018

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